Alitalia: il governo punta al 100% della compagnia con Fs, Poste e Cdp

Marco Ciotola

07/08/2018

Il governo va verso un piano per possedere il 100% di Alitalia, con un ingresso nel capitale di Ferrovie dello Stato, Poste italiane e Cassa Depositi e Prestiti. I dettagli

Alitalia: il governo punta al 100% della compagnia con Fs, Poste e Cdp

Alitalia tutta italiana.
Sembra questo il piano del governo, emerso dall’ultimo vertice tra il vicepremier Luigi Di Maio e il sottosegretario alle Infrastrutture Armando Siri, consigliere economico di Matteo Salvini.

Accantonata l’idea iniziale di un 51% nelle mani dello stato, ora l’esecutivo va verso un made in Italy completo, con Lega e Cinque Stelle concordi sulla soluzione, che per il momento escluderebbe l’opzione di un nuovo bando di gara.

Alitalia: il governo punta al 100%

Il capitale della compagnia aerea diventerebbe completamente pubblico secondo il piano del governo gialloverde, con l’ingresso di Ferrovie dello Stato, Poste italiane e Cassa Depositi e Prestiti.

Un proposito che mira a salvaguardare posti di lavoro e tornare a una compagnia aerea di bandiera. Dovrebbe essere presentato tra settembre e ottobre secondo le prime segnalazioni in arrivo da Palazzo Chigi. Il nuovo piano industriale annuncerebbe così la nazionalizzazione totale, in linea con la vision di governo.
Il dossier verrà gestito proprio dal sottosegretario alle Infrastrutture, Armando Siri.

Dall’altro lato, le buone notizie sul fronte interno per Alitalia non mancano. Dopo un primo trimestre dalle perdite dimezzate, la compagnia ha confermato il trend in miglioramento nei conti semestrali.

In più, a luglio è stata riconosciuta la compagnia più affidabile d’Europa con riferimento ai primi 7 mesi del 2018, forte di un 99,6% di regolarità dei voli. La percentuale si calcola sul numero di voli effettuati rispetto a quelli pianificati e vede quindi brillare la realtà di Fiumicino per il minor numero di cancellazioni, secondo quanto registrato dai dati di FlightStats.

I commenti al piano: cosa dice l’UE?

Più di un osservatore ha già storto il naso di fronte a un’ipotesi simile, facendo nella maggior parte dei casi riferimento a un confronto non facile con l’UE, che potrebbe mettere in discussione la liceità dell’operazione.

Di recente sulla vicenda Alitalia aveva detto la sua in maniera molto cauta Margrethe Vestager, membro del Parlamento Europeo dei Liberaldemocratici, precisando che Bruxelles non inquadrava nessuna misura considerata migliore di un’altra, restando neutrale. Tuttavia, lo stato dovrebbe agire “come attore del mercato” secondo la politica danese.

A parlare di “carrozzone statale” ed esprimere tutta la sua perplessità è stato invece Carlo Festa, giornalista del Sole 24 Ore che per primo ha analizzato nel dettaglio l’ipotesi delle tre società che entrerebbero nel capitale. Secondo Festa è del tutto incoerente ipotizzare una ’convivenza’ Fs-Alitalia sul fronte tratte internazionali, mentre Poste italiane ha già una compagnia aerea di proprietà, la Mistral, in perdita da anni e che la stessa società mira a vendere; per via delle perdite e in quanto molto lontana dagli obiettivi principe dell’azienda.

L’unico modo per lavorare alla rinascita di Alitalia sarebbe secondo il giornalista una partnership con una compagnia estera, anche se riconosce che l’attuale situazione politica italiana potrebbe allontanare gli investimenti.

Alitalia: la situazione attuale

Al momento la società è in mano a un’amministrazione straordinaria, dopo che a maggio del 2017 l’assemblea dei soci ha sancito definitivamente l’uscita di Etihad Airways e di tutti i soci di minoranza, dando il via all’intervento del Ministero dello sviluppo economico.

A seguito di un prestito di 600 milioni di euro erogato proprio da quest’ultimo, Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Paleari sono stati nominati commissari, ruolo che ricoprono tuttora.
Solo pochi giorni fa i 3 hanno giudicato non congrue le offerte ricevute in primavera.

Alitalia non ha specificato l’identità dei soggetti che hanno manifestato interesse, ma si sa che a gennaio Lufthansa si era dichiarata pronta all’acquisto, anche se solo a condizione che la società venisse sottoposta a una ristrutturazione da parte dello stato.
L’attenzione era stata espressa anche da EasyJet e Wizz Air.

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